mercoledì 12 marzo 2014

TERRE di Antonio Belsito


Akim, Ashla, Rebeck, Rui, Joel, Susy, Bryan, Francesco, Rosa.
Sono persone.
Sono maschi e donne che nascono perché nascere significa vivere, perché nascere significa esserci, perché nascere significa essere cittadino della propria terra.
Nascere in un terra significa segnare quella terra col primo respiro, a gattoni sino ai primi passi, con i primi suoni che poi divengono parole.
Nascere in una terra significa sentire il profumo di quella terra, quel profumo che permane dentro per una vita intera.
Nascere in una terra significa viverne i colori, quei colori che rimangono negli occhi per un’esistenza.
Nascere in una terra significa essere parte di quella terra perché c’è un cordone ombelicale che lega: papà, mamme, fratelli, amici e, forse, parenti.
Si nasce in una terra con l’orgoglio di esser parte di quella terra perché la si sente dentro, perché si è dentro quella terra.
Si nasce in una terra col diritto di viverci e di viverla.
Si nasce in una terra per amore e non si può non amare quella terra.
Si nasce e si cresce nell’orgoglio di un’appartenenza territoriale, di un’identità.
Akim, Ashla, Rebeck, Rui, Joel, Susy, Bryan, Francesco, Rosa.
Sono tra quelle persone che lasciano la propria terra perché patiscono il bisogno di sopravvivere, nonostante l’impegno e le competenze.
Sono tra quelle persone che rincorrono nuove terre nella speranza di ritrovarsi e ritrovare, un giorno, la loro terra.
Sono tra quelle persone che emigrano tra paure e lacrime ma col sogno della speranza.
Lasciano tutto ciò che di più bello vivono.
Sono padri, madri, figli e figlie.
Sono generazioni.

Eccola la nuova terra: lingue diverse, stili di vita differenti, culture nuove, leggi da rispettare e da conoscere.
Inizia la ricerca spasmodica di un impiego in una torre di babele dove capirsi e capire, inizialmente, è quasi impossibile.
Eppure, la forza della disperazione diviene quel coraggio che è l’entusiasmo di crearsi quel mondo che la propria terra non ha accolto.
E’ uno scorrere di disagi, difficoltà, forse, anche soprusi.
Le orecchie ascoltano migliaia di parole come se non ne avessero mai sentita una.
Gli occhi sbirciano luoghi come se non avessero mai visto.
Le mani e le gambe cercano.
Si cerca un’identità.
Si cerca l’identità perduta.

Alcuni riescono, nonostante gli ostacoli, a integrarsi nel nuovo mondo, altri si perdono lungo la via, sprofondando nella disperazione.
Spirito di adattamento, si dice.
Forse è vero o forse non ha nulla di vero.
L’unica certezza è riuscire a sopravvivere in una terra sconosciuta.
Allora, si abbraccia ogni sorriso, ogni minima disponibilità, ogni tenue cordialità.
Si cerca di ritrovare in ogni scorcio quell’angolo della propria città, del proprio quartiere, della propria strada perché mancano ma bisogna, comunque, reagire.
Si girovaga in lungo e largo come trottole, come se non si avesse una meta, come se non si conoscesse la strada di casa.
Con le lacrime strette nei pugni, si respira a fatica.
Il tempo diviene rassegnazione e ci si adatta.

Akim, Ashla, Rebeck, Rui, Joel, Susy, Bryan, Francesco, Rosa.
Alcuni divengono “cittadini” della nuova terra, altri “res nullius” cioè “cose di nessuno”.
Si cerca di conversare col collega di lavoro, si cerca di sorridere al compagno di banco, si cerca.
Nascono sentimenti, si perdono emozioni, si vivono vite.
Si vive altrove nel convincimento sia casa propria.
Ci si affeziona anche.
In fondo, la nuova terra è ciò che rimane di se stessi.
Si inizia a sorridere.
Ogni alba e ogni tramonto segnano i giorni perduti da guadagnare.
Si poggia la testa al finestrino del bus o al sostegno della metro o, ancora, si guarda nel retrovisore del taxi: tutto sembra passare.
Rimane la fierezza di essere individuo, persona.
Rimane l’orgoglio di se stessi e la voglia incessante di riuscire pur di privarsi.
Rimane che, seppur non si è rimasti nella propria terra, comunque ci si è fermati in un’altra terra.

Akim, Ashla, Rebeck, Rui, Joel, Susy, Bryan, Francesco, Rosa.
Sono cresciuti, si sono radicati, si sono anche sposati.
Alcuni hanno dato figli alla nuova dimensione.
Hanno perso una patria ma hanno trovato una terra.
Vivono col sorriso della quotidianità perché si sono riappropriati della dignità.
Ci sono. Esistono. Contribuiscono.
Il viaggio della speranza, le valigie piene di nostalgia, la tristezza dei primi tempi diventano ricordi.
Chi si trascina, chi cammina, chi si barcamena, chi è claudicante.
Chi corre, chi si ferma e chi riparte.
Akim, Ashla, Rebeck, Rui, Joel, Susy, Bryan, Francesco, Rosa.
Finalmente, una casa, seppur, a volte, calda e, a volte, fredda.
Finalmente, una finestra dalla quale scorgere un orizzonte.
Finalmente, una porta dalla quale veder rientrare i propri cari.
Finalmente, del pane.
Ma a volte, basta un giorno per tornare a ciò che è stato.
Basta un giorno perché la crisi attanaglia, perché le leggi sull’emigrazione cambiano, perché l’intolleranza non si placa, perché la solidarietà cessa, perché ci sono vite che sono meno vite e vite che sono più vite.
Ci si sveglia sudati, arrotolati nelle coperte, con gli occhi sbarrati.
Ci si sveglia perché si deve tornare.
Ma tornare dove?
Quando è una nuova terra ad accogliere la dignità, quando è una nuova terra a contribuire a un  minimo di serenità, quando è una nuova terra a regalare un sorriso non si sa dove tornare perché in quella terra ci sono i primi mattoni, gli abbracci della speranza, i sacrifici che divengono gratificazioni, i primi passi dei figli, la tavola intorno alla quale si è cresciuti tra sorrisi e lacrime, ci sono i giochi, le amicizie, c’è tutto quel mondo che prima non c’era.

Allora dove tornare? 

(Copyright 2014)

giovedì 27 febbraio 2014

Te e Me di Antonio Belsito


Mentre le tue guance si adagiano sul cuscino, i miei occhi si svuotano di me e si riempiono di te.

Sento il palpito della tua armonia, mentre scorri tra le lenzuola disegnate dalla tua melodia.
Un brivido mi sorprende come fosse pioggia ma non scappo perché mi riscalda il tuo sole.
Il magone sorprende entrambi che di rossore diveniamo tela: il mio e il tuo colore.
Ora, cerchiamo gli spazi che ci riempiono di respiro mentre il ritmo incessante diviene ossigeno.
Le mani accarezzano, mentre i nostri orizzonti si ricongiungono in un fremito senza tempo.
Sussurra la vita, mentre intrecci di abbracci ci fondono in un'unica esistenza ansimante.

Ora, si sente l'eternità: un istante.


 (Copyright 2014)
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/mini-racconti/racconto-206214-1>

venerdì 14 febbraio 2014

C R E S C E R E . . di Antonio Belsito




Lascia esplodere tutto ciò che custodisci nel cuore perché il cuore deve spappolarsi di vita. 
Non temere l'inganno e la fragilità perché t'insegnano le lacrime dell'umanità.
Non temere la diffidenza e l'indifferenza perché, un giorno, ti ri-conosceranno.
Alza gli occhi e punta dritto lo sguardo perché capirai quant'e' grande il mondo e quanto piccolo sei tu.
Ma non sei solo.
Rinverrai altri occhi come i tuoi e il tuo sguardo sarà negli altri sguardi.
Saranno parole.
Dire ciò che si sente e' identità perché la parola e' libertà di essere o non essere cuore, di essere o non essere mente.
Apri la tua mente e lasciala esprimere perché significa che non hai nulla da temere, bensì da dire per interagire. 
E' nell'interazione l'accrescimento.
Non preoccuparti se sia un bene o un male: si può patire uno "schiaffo girati di spalle" ma si può, anche, sentire la carezza di un abbraccio.
Di abbracci e di baci sentine il bisogno; il bacio e l'abbraccio sono la "misura" del tuo affetto. 
Dona il tuo affetto a chi ti dona il suo tempo per accudire il tuo.
Preoccupati di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto.
L'ingiustizia t'insegna la necessità di giustizia. 
La giustizia e' quella bilancia, segnata dai pesi, utile per trovare una "misura", seppur la "misura" deve essere in ognuno di noi.
Il Noi è un divenire dell'Io. Il Noi deve essere una fusione rispettosa dell'Io perché è troppo facile per il Noi condizionare l'Io o per l'Io accaparrarsi il Noi.
Intanto, afferra il tempo, rincorrilo, inseguilo, coglilo, perché è il tuo vissuto .
Il vissuto ti accompagnerà. 
Accoglilo senza rimorsi e senza rimpianti; non temerlo, non rinnegarlo, perché sarà crescita e comprensione. 
Comprenderai che si può esser felici e si può esser tristi. 
Non temere la tristezza perché la tristezza insegna la felicita'. 
La tristezza e' il coraggio della felicita'. 
E' un coraggio che nasce con noi; non si vede e non si sente ma c'è. 
Infatti, ogniqualvolta piangiamo, ci asciughiamo le lacrime e ricominciamo.

(Copyright 2014 - In foto: A. Belsito da bambino)

mercoledì 5 febbraio 2014

"Se mai un giorno" di Antonio Belsito



Se mai un giorno dovessi tornare
nella tua pienezza,
dovessi illuminare nella tua dolcezza,
dovessi sfiorare quel desiderio che sono io..

Se mai un giorno dovessi concederti
al palpito sconosciuto,
schiuderti come una rosa,
divenire petalo..

Se mai un giorno dovessi riscoprire
il chiarore dell’alba
mentre, delicata,  accarezza il tuo volto
o dovessi sentire il soffio soffice del vento
che abbraccia i tuoi capelli..

Se mai un giorno dovessi accorgerti di me
mentre i miei occhi nascosti
guardano te..

Se mai un giorno..

(Copyright 2014)





martedì 21 gennaio 2014

LA "GRANDE BELLEZZA" di Antonio Belsito

E’ sera. La luna vi si specchia.
Il cielo lo veste di blu scuro.
Le stelle ne rendono il luccichio.
E’ mare quieto. Musica e colore.
Il bagnasciuga rende l’abbraccio della terra.
Il tempo suona la fanfara della vita”.
(Antonio Belsito)

  
Scrissi queste poche righe, dopo aver letto il titolo di un film “La grande bellezza” (che vidi) – Regia: Paolo Sorrentino.
La bellezza in sé può esprimere un concetto finito ma preceduta dall’aggettivo “grande” diventa quell’infinito che è rinvenibile nel mare di stelle e di luna.
E’ questo mare che da il senso dell’eternità, proprio come la locuzione “Grande Bellezza”.
Il mare vive, si fa sentire o rimane silente.
Il mare accoglie ospitale o accoglie con l’inganno.
Il mare sostiene o lascia sprofondare.
Il mare è grande.
La sua grandezza sta nell’essere lo specchio della volta celeste: tuffarsi in mare è come tuffarsi in quel cielo sconfinato che è l’universo.
Si rischia d’impazzire e non si riesce a pensare.
E’ solo nuotando che si ha contezza.
In quel mare di quiete lunare succede, però, che i pesci debbano sopravvivere, le navi possano affondare, le persone possano naufragare.
Eppure, è un mare da cartolina, da scatto fotografico, da tavolozza.
E’ un mare che ricorda la Roma imperiale, col suo strascico d’imponenza e d’eleganza che, oggi, la rende monumentale.
Quella Roma così grande e così antica che nella sua bellezza diviene una bufera di poetico disinganno.
Torna l’uomo che si perde nel luccichio del fascino istintivo, così strisciando su allori immeritati ma compare anche l’uomo che si sofferma su quel marmo di emozioni lavorato dalla sapiente mano dell’anima luminosa.
E’ il miracolo della vita e il bagliore dell’esistenza.
E’ in quel mare infinito che si circoscrive il finito, nonostante le stelle e la luna; è in quella Roma eterna di bellezza che si frantuma l’infinito dell’onnipotenza.
E’ il delirio dell’uomo che diviene consapevole ed è il sorriso dell’uomo già consapevole.
Basta saper osservare e apprezzare per scoprire e riscoprire.
Si, per trovare.

Bene.


L A  G R A N D E  B E L L E Z Z A .   

(Copyright 2014)

martedì 7 gennaio 2014

LA DOLCEZZA DEL SALE di Antonio Belsito







Ti nascondi dietro le stelle,

aspettando l'abbraccio del mare.
Un gabbiano sta a guardare.
Corre una nuvola nell'intimo celestiale
e la sabbia sembra mancare.
Scorrono i granelli tra le dita
mentre la luce di una lanterna
sembra carezzare.
E' la dolcezza del sale.


(Copyright2014)

martedì 31 dicembre 2013

ETERNITA' di Antonio Belsito

Tutto ciò che ci rimane 
passerà 
sarà 
eternità. 
Di acqua e di fuoco,
di ossigeno e di anidride carbonica,
di gas, di liquido o di solido,
di sole e di tempesta,
di certezza.
Tutto ciò che ci rimane 
passerà 
sarà 
eternità.
Un volo sulla terra
e una passeggiata in cielo,
radenti per sentire 
il vero.
Un battito e un magone, 
tra felicita' e dolore 
nell'incedere delle ore.
Un sogno 
ancora aperto
sotto un tetto.
Tra le stelle,
sulla luna,
un tuffo
su una nuvola.
Una mano,
una contorsione di braccia,
un bacio in uno sguardo
e sentire ciò che sarà, 
seppur passera'.
Eternità.



(Foto: http://instagram.com/antoniobelsito - Copyright2013)