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venerdì 9 maggio 2014

Stragi (e omicidi) di Stato? di Antonio Belsito


- Cos'è lo Stato? Chi è lo Stato?
- Lo Stato siamo noi. Tutti noi cittadini italiani, tutti noi che discorriamo lungo la penisola italiana (isole comprese) da nord a sud e da est a ovest.
- Allora, sono anch'io lo Stato?
- Certo che sei anche tu..ogni cittadino insieme all'altro e' lo Stato.

- Ma cosa bisogna fare per essere Stato?

- Bisogna essere cittadini dignitosi.
- Cosa significa?
- Significa, per esempio, rispettare leggi chiare e comprensibili, esercitare diritti e adempiere doveri.
- Ma la dignità dovrebbe nascere con noi, giusto?
- Dovrebbe, dici bene. Vedi, la dignità non è giocare a nascondino, bendando gli altri.
- E se gioco a nascondino senza bendare gli altri?
- Inizia a essere coerenza: gli altri sono liberi di nascondersi, così come tu sei libero di scovarli.
Coloro che sono morti, sono stati ammazzati solo perché non si sono nascosti e tantomeno sono stati bendati. Credevano, semplicemente, negli altri.
- Ma gli altri hanno creduto in loro?
- Shhhhhh!
- Quindi li abbiamo ammazzati?
- Apparati, organi, logge, servizi segreti deviati, professionisti dal sorriso tirato, "crocifissi spuntati" esibiti sul petto, talpe tra gli appartenenti alle forze armate, talpe tra gli appartenenti alla politica, talpe tra gli appartenenti alla magistratura, talpe nei bar, nelle piazze, nei circoli, talpe per le vie, ai tavoli di ristoranti o in hotel.
Sai perché ci sono "delle verità" e non "la verità" sugli assassinii?
- Perché? 
- Perché "la verità" toglierebbe la benda dagli occhi, mentre "le tante verità" sono altre bende che si aggiungono. 
- Quindi è la lotta del bene contro il male?
- Non so spiegarti il bene e non so spiegarti il male. 

Dimenticavo. Associazione a delinquere di stampo mafioso non è un tale o taluni ma sono differenti dinamiche che convergono, come ti ho già detto...intrecci, orientati, di bisogno e perbenismo. 

Con e senza cravatta.


(Tratto da "dialoghi ideali" di Antonio Belsito - Copyright 2014)

martedì 9 aprile 2013

Licenziato di Antonio Belsito





"Mi giro; ti vedo.
Mi rigiro e ti rivedo.
Ci sei.
Sei lì e io ti guardo.
Forse, è coraggio.
Ma è il tuo sguardo; è quello sguardo che ricordo, quello sguardo che stringo dentro, quello sguardo..

Sono sorda.

Non sento più la tua voce; maledizione!
Tutto in un istante.
Ti sentivo..mi chiamavi..ti dicevo..mi sorridevi.
C’ero..c’eri.

Ora, chino il capo.

Sento solo l’eco dei telegiornali, la bufera della politica, il processo mediatico.
Sento la voce dei nostri piccoli annunciarti mentre giungevi dal lavoro..vedo il loro abbraccio stringente.. accarezzo il loro sorriso.
Eccoti sulla porta..eri arrivato.
Ma i tuoi occhi non sorridevano come al solito; erano opachi, erano bui, erano, forse, spenti.
Ero convinta fosse stanchezza tanta era la tua voglia di vivere.
Ricordo, ancora, quella volta che andammo in montagna; su in cima, abbracciando me e i nostri ragazzi, ci dicesti “guardate dall'alto.. cosa vedete?” e noi rispondemmo “tutto”.
Tu replicasti “ecco, tutto. Si, tutto. Pensate che io vedo tutto di voi, proprio come voi state vedendo questo tutto dalla cima”.
Era un momento di passione familiare; il tuo senso di protezione scorreva sui nostri corpi mentre sentivamo il brivido del tuo abbraccio. C’eri e c’eravamo.

Eravamo un tutt'uno.
Io, tu, Adele e Franco.

Ma in un attimo, quell'uno è divenuto solo..si, uno solo.
Ma in un attimo, quella lettera di licenziamento è divenuta la sola lettera.
Ma in un attimo, un solo attimo, uno solo..

Ora, siamo soli.
Spero, almeno tu, possa guardarci da quella cima.

Noi ci siamo.

Vogliamo essere il tuo tutto."






(Copyright 2013)



martedì 2 ottobre 2012

"Libertà di stampa" e/o "diritto di cronaca" in uno stato di diritto? di Antonio Belsito





Un foglio di quotidiano è “portato” lungo un viale dalle folate di vento; “plana”, “decolla”, “rotola” ma non si strappa.
Ancora intatto, viene afferrato -al volo- da un passante come fosse carta straccia da cestinare; l’intento è di natura, prettamente, civile poiché la “carta straccia” non è arredo urbano e tanto meno decoro.
Il passante incuriosito – prima di cestinare – guarda quel foglio, legge, scruta; il suo volto si contrae, avvicina il foglio, maggiormente, agli occhi e continua a leggere interessato.
Conclusa la lettura, lo piega, delicatamente, riponendolo nella tasca della giacca con fare pensieroso: “perché quel foglio di quotidiano è stato lasciato per strada e non cestinato?”.
Eppure, è talmente integro che sembra esser stato custodito fino a qualche minuto prima, tant’è che nel ripiegarlo, il passante, segue le pieghe già presenti.
Giunto a casa, trova riposo sul divano – dinanzi al caminetto “ardente” - il giusto ristoro in un autunno freddo; infila una mano nella tasca della giacca, resa umida dalle poche gocce di pioggia che ne hanno accompagnato il ritorno, ed estrae il foglio di quotidiano.
Lo apre delicatamente e su una facciata campeggia un titolo a caratteri cubitali:

“L’ITALIA E’ UNO STATO DI DIRITTO”.

“Ma quale diritto?” – pensa il passante – “tutto può sembrare un diritto e tutto può esserne il rovescio”.
Continua a leggere, comodo, il contenuto sottostante al titolo che è un continuo elogio alla “perfetta” azione politica, fondamento dello stato di diritto.
D’un tratto, il passante interrompe la lettura, preso d’assalto da una miriade di domande:
- - E’ il diritto all'assistenza sanitaria pubblica che diviene, doverosamente, assistenza privata?
- E’ il diritto al lavoro che diviene, doverosamente, bisogno per reperire consenso elettorale?
- E’ il diritto alla previdenza sociale che diviene, necessariamente, marginale rispetto ai vitalizi parlamentari o di, certuni, consiglieri regionali?
  - E’ il diritto a una fiscalità proporzionata che diviene sempre più gravosa stante i “legittimati” evasori?
< E’ il diritto di depauperare i “deboli” e arricchire i “potenti”?

Il passante, rammaricato dalla lettura di un contenuto difforme dalla realtà – alla luce, soprattutto, dei tanti riscontri vissuti – piega, nuovamente, il foglio di quotidiano e lo lascia cadere dalla finestra come fosse carta straccia.

Uno stato di diritto è uno STATO in cui OGNUNO ha il DIRITTO di SAPERE e il DIRITTO di DIRE affinchè il DIRITTO stesso sia , sempre più, una CONDIZIONE ESISTENZIALE DI GIUSTEZZA e DIGNITOSA SOPRAVVIVENZA e NON una ZONA FRANCA nella quale RENDERE il DIRITTO un BISOGNO.

SI, BISOGNO DI VERITA’;

BISOGNO DI ONESTA’;

BISOGNO, FORSE, DI DIRITTO. 

     













                      (Copyright 2012)

lunedì 23 luglio 2012

19.07.1992 – 19.07.2012 di Antonio Belsito



Ebbene si, oggi è giorno di memoria..non solo perché si ricorda un Uomo ma, soprattutto, perché se ne sente pulsare ancora il Cuore (e non un cuore).....
Un Uomo tra tanti, un Uomo tra uomini, un Uomo sospeso tra la bontà di un sospiro e il sospiro di un "sistema".....
Un Uomo che ha ritrovato il suo stesso palpito – autentico e fecondo – in un altro Uomo, sentendone l'abbraccio fraterno che è divenuto compiutezza professionale.....
Erano due Uomini, sono due Uomini e saranno due Uomini.. stavano affrontando un "sistema".. ma sono rimasti in Due.....
La bontà del loro sospiro, quale unicum di Anime diverse ma con lo stesso Cuore, si è dissolta nel sospiro di altri uomini "sistemati" come pedine sulla scacchiera.. le mosse, nel gioco degli scacchi, sono imposte dalla dinamica di gioco e l'azione si svolge sempre nel perimetro della predetta scacchiera.....
Eppure le due gambe di Paolo, unitamente alle due gambe di Giovanni, stavano aprendo un percorso democratico.. un percorso che sarebbe divenuto uno "scacco matto" desueto/innovativo, superiore al solito "scacco matto di facciata".. un percorso diverso da quello imposto dalle dinamiche di scacchiera.. un percorso chiamato Repubblica Democratica.....
Quelle quattro gambe, sostenute da due Cuori, stavano correndo verso l'orizzonte della libertà/verità.. ogni verità è libertà e ogni libertà è verità.....
In uno Stato, forse, governato dal popolo e in cui la "cosa pubblica" dovrebbe essere gestita nell'interesse del popolo, non si possono nascondere verità e non può mancare la libertà.....
Quelle quattro gambe e quei due Cuori rincorrevano delle verità e – proprio nella loro autenticità – inseguivano il sogno della libertà.....
Paolo e Giovanni, prima di conseguire la laurea, avevano indossato il grembiulino delle scuole.. quel grembiulino che insegna: l'uomo è tale nel rigore della civiltà quale vivere disciplinato.....
La disciplina non è l'imposta dinamica di gioco, bensì l'accorato senso degli altri e dell'oltre.....
Quelle Due gambe correvano verso gli altri, consci dell'oltre, perché è negli altri il senso di una comunità, di un'aggregazione, dello Stato..ma gli altri, forse, sono divenuti l'oltre.....
Paolo e Giovanni non si sentivano eroi, non volevano essere eroi, non erano degli eroi..erano Uomini con un Cuore di "Carne Vera" però......
Paolo e Giovanni erano quattro gambe tra tante gambe, quattro occhi tra tanti occhi, quattro orecchie tra tante orecchie..erano due Uomini con l'Anima.. quella stessa Anima che non nascondeva - neanche dinanzi ai media - preoccupazioni e timori, sentimenti ed emozioni, sorrisi e facce cupe.. perchè Paolo e Giovanni erano Uomini, semplicemente, Uomini.....
Eppure gli altri uomini sono rimasti scacchi, relegati sul fondo di una scacchiera consumata dalle mosse, incisa dall'intensa avidità di sentirsi "giocatore" e dalla voglia di… continuare a esser scacchi.....
PAOLO BORSELLINO E GIOVANNI FALCONE erano due UOMINI.. solo due UOMINI.....





GRAZIE PAOLO.





GRAZIE GIOVANNI.






                        (Copyright 2012)