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domenica 5 febbraio 2017

Ai 600 professori universitari: è "giusto" conoscere l'italiano ma...di Antonio Belsito




È giusto che i professori universitari pretendano la conoscenza della lingua italiana da studenti propensi a conseguire un titolo accademico-universitario tra i più prestigiosi, se non il più prestigioso, a livello nazionale. 

È ragionevole esigere che un laureando conosca la lingua ufficiale della Repubblica in nome della quale viene conferito il titolo di studio.

È coerente che dei professori accademici si inaspriscano e scrivano, addirittura, al Parlamento e al Governo per esprimere il loro rammarico e la loro preoccupazione per le sorti della lingua italiana, "precariamente" conosciuta da futuri dottori della Repubblica.

È giusto che ogni cittadino, soprattutto se orientato a conseguire un titolo specializzante e professionalizzante, abbia contezza delle regole della lingua italiana.

Però, credo sia, altrettanto, giusto che gli stessi professori - lamentando, con legittima e umana premura, la "scarsa conoscenza" della lingua suddetta, quale monito a migliorare il patrimonio umano/culturale dei futuri laureati italiani - siano, altrettanto, premurosi nel riconoscere la "scarsità" che tante e nuove facoltà offrono, a titolo conseguito, sul mercato del lavoro.


Si vuol dire: mai una riflessione è stata approntata, con tal piglio, contro le facoltà "sterili" che - a fronte di tante cattedre funzionali alla "pedagogia" delle stesse facoltà - non offrono alcuna prospettiva occupazionale a titolo conseguito (se non agli stessi professori!).

Eppure, anche questa è una verità che tanti altri studenti - conoscitori della lingua italiana , laureandosi tempestivamente e a pieni voti - soffrono amaramente, pur avendo “seguito e reso” nella lingua ufficiale dello stato quanto appreso dai professori titolari di cattedre in facoltà, appunto, prive di risvolto occupazionale a titolo conseguito. 


Allora, è pur "giusto" capire il verso "giusto" per migliorare veramente.


Una lingua è (anche) coscienza.  

(Copyright2017)

venerdì 9 maggio 2014

Stragi (e omicidi) di Stato? di Antonio Belsito


- Cos'è lo Stato? Chi è lo Stato?
- Lo Stato siamo noi. Tutti noi cittadini italiani, tutti noi che discorriamo lungo la penisola italiana (isole comprese) da nord a sud e da est a ovest.
- Allora, sono anch'io lo Stato?
- Certo che sei anche tu..ogni cittadino insieme all'altro e' lo Stato.

- Ma cosa bisogna fare per essere Stato?

- Bisogna essere cittadini dignitosi.
- Cosa significa?
- Significa, per esempio, rispettare leggi chiare e comprensibili, esercitare diritti e adempiere doveri.
- Ma la dignità dovrebbe nascere con noi, giusto?
- Dovrebbe, dici bene. Vedi, la dignità non è giocare a nascondino, bendando gli altri.
- E se gioco a nascondino senza bendare gli altri?
- Inizia a essere coerenza: gli altri sono liberi di nascondersi, così come tu sei libero di scovarli.
Coloro che sono morti, sono stati ammazzati solo perché non si sono nascosti e tantomeno sono stati bendati. Credevano, semplicemente, negli altri.
- Ma gli altri hanno creduto in loro?
- Shhhhhh!
- Quindi li abbiamo ammazzati?
- Apparati, organi, logge, servizi segreti deviati, professionisti dal sorriso tirato, "crocifissi spuntati" esibiti sul petto, talpe tra gli appartenenti alle forze armate, talpe tra gli appartenenti alla politica, talpe tra gli appartenenti alla magistratura, talpe nei bar, nelle piazze, nei circoli, talpe per le vie, ai tavoli di ristoranti o in hotel.
Sai perché ci sono "delle verità" e non "la verità" sugli assassinii?
- Perché? 
- Perché "la verità" toglierebbe la benda dagli occhi, mentre "le tante verità" sono altre bende che si aggiungono. 
- Quindi è la lotta del bene contro il male?
- Non so spiegarti il bene e non so spiegarti il male. 

Dimenticavo. Associazione a delinquere di stampo mafioso non è un tale o taluni ma sono differenti dinamiche che convergono, come ti ho già detto...intrecci, orientati, di bisogno e perbenismo. 

Con e senza cravatta.


(Tratto da "dialoghi ideali" di Antonio Belsito - Copyright 2014)

mercoledì 27 febbraio 2013

A denti stretti, troppo.. di Antonio Belsito




Sorrido perché non resta che sorridere..

Stringiamo troppo i denti e le mandibole fanno male..
..non basta applicarsi, sapere e imparare..
..non basta non demordere, essere tenaci, crederci.

Qui, è un inferno.

Ormai, è passato anche il purgatorio e se non fosse per gli affetti, per quelle emozioni che restano dentro, sarebbe – forse – un continuo morire.
E’ costante apnea.
E’ .. direi -  anche - anidride carbonica.
Ma dov’è l’ossigeno?

Passano fotogrammi di parole, di promesse..
..si vedono ologrammi, si cercano oasi..
..passano fantasmi giovani e meno giovani, guerrieri – apparentemente – robusti..
..scorrono verità come fossero caramelle..
..e poi, al primo osso buttato, lanciato a terra..è solo accanimento.

Si, perché basta un osso per essere irragionevoli.

L’osso è proprio come quella speranza che regna dentro solo perché esporsi non è utile, esporsi potrebbe significare essere segnati o segnalati dal sistema e, allora…
..bambole, soprammobili, marionette.

I più giovani annaspano, i meno giovani sopravvivono, gli accaniti depredano.

..E le lacrime di quel bambino senza tetto, di quella mamma senza casa, di quel papà senza lavoro?
..E l’odore della fame, del sangue suicida, della disperazione?
Si vedrà.

Un futuro di contingenza e poca sostanza e – intanto – stringiamo i denti..
..e – intanto – le mandibole fanno male come fa male vedere il ritorno alla schiavitù, al servilismo, alla misera sottomissione.

Sorrido perché vedo predatori liberi e Uomini schiavi.

Le farse non sono come le favole; alla fine delle favole ci si commuove perché si conclude il viaggio in un sogno e, almeno, resta l’emozione dell’incanto..
..mentre alla fine delle farse, è brusco risveglio..
.. e c’è, sempre, quell'osso che rotola.

Si ha quasi paura di gridare perché gridare, ormai, non serve più; eppure, neanche stringere i denti serve più perché le mandibole fanno troppo male o dovrebbero fare troppo male..

..e, intanto, l’osso rotola..
..e, intanto, i predatori sono liberi..
..e, intanto, gli accaniti depredano..
..e, intanto, gli altri – giovani e meno giovani – annaspano e sopravvivono..
..e, intanto, gli Uomini Veri sono schiavi.

Stringiamo troppo i denti e le mandibole fanno male.  

(copyright 2013)

giovedì 6 dicembre 2012

"..e poi dicono.." di Antonio Belsito



..e poi dicono
che la luna corre verso il mare..
..e poi dicono
che il sole sa sfiorare..
..e poi dicono
che la stella è da accarezzare..
..e poi dicono
che la vita è da colorare..
..e poi dicono
che sarà la strada a indicare..
..e poi dicono
senza parlare.
Ma qual è il male
se ci sono occhi da amare
mentre le lacrime solcano
il dolore per chi non sa apprezzare..
Ma qual è il male?
..e poi dicono
che senza bene non si può stare..
..che è una luce a illuminare
come fosse una sirena nel mare..
..e poi dicono
che non bisogna naufragare
perché c’è sempre da dare..
..e poi dicono senza fare..
..perchè, in fondo, non c’è nulla da avere.
Ma qual è il male
se ci sono occhi da amare
mentre le lacrime solcano
il dolore per chi non sa apprezzare..
Ma qual è il male?
..e poi dicono
che è facile sbagliare
ma non bisogna perseverare
mentre sono i primi a sbadigliare
quando c’è un’anima da salvare..
..e poi dicono
che il sangue serve solo per curare
mentre ne imbrattano muri di città e di case
senza tentennare..
..e poi dicono
che la dignità è l’umiltà di chi sa ascoltare
mentre i loro sono solo ordini per imperare.
Ma qual è il male
se ci sono occhi da amare
mentre le lacrime solcano
il dolore per chi non sa apprezzare..
Ma qual è il male?
..e poi dicono
che c’è un motto da ricordare
“tutti per uno, uno per tutti”..
..e poi dicono di non gridare
perché bisogna ragionare..
..e poi dicono
che bisogna accettare..
..perchè, in fondo, non sanno donare.
Ma qual è il male
se ci sono occhi da amare
mentre le lacrime solcano
il dolore per chi non sa apprezzare..
Ma qual è il male?

..e poi dicono di dire..

..e poi dicono di fare..

..e poi dicono..

..e non dicono.

Ma qual è il male
se ci sono occhi da amare
mentre le lacrime solcano
il dolore per chi non sa apprezzare.

Ma qual è il male?
(Copyright 2012)

venerdì 17 agosto 2012

"W L'ITALIA" di Antonio Belsito


'W l'Italia' cantava De Gregori, intonando già una melodia sintomatica di un'Italia malata di 'sistema' ma ancora orgogliosa.
'W l'Italia', dico io, solo perché e' la mia Patria ma conscio che il ritornello di De Gregori rappresenta un orgoglio passato e una reale, nonché presente, situazione patologica tuttora priva di terapia.
Non e' l'Italia a negarsi agli italiani ma, purtroppo, "siamo noi italiani" a negare l'Italia.
"Siamo noi italiani" a rincorrere, come 'cani al guinzaglio', il 'politico' di turno pur di averne il benestare.
"Siamo noi Italiani" a perorare i 'potentati' pur di esserne parte.
"Siamo noi italiani" a gridare alle leggi e, contemporaneamente, a congegnarne l'espediente per eluderle.
"Siamo noi italiani" a lamentare l'eccessiva pressione fiscale mentre evadiamo le tasse.
"Siamo noi italiani" a volere i processi mediatici perché senza non troveremmo il coraggio di dire.
"Siamo noi italiani" a cercare l'amico di turno in ospedale per conseguire un trattamento di favore mentre gridiamo che la sanità e' malata.
"Siamo noi italiani" a manifestare contro le mafie ma, contestualmente, ne veneriamo i componenti come fossero governanti.
"Siamo noi italiani" ad apprezzare i 'pentiti' ma sentiti quali testimoni replichiamo 'non so, non ho visto'.
"Siamo noi italiani" ad arricchirci a discapito del povero e a impoverirci a vantaggio del ricco.
"Siamo noi italiani" ad additare il lavoratore come disonesto per scalzarlo e a fare gli autisti al datore di lavoro disonesto per averne l'elemosina mentre il lavoratore disonesto guadagna e il datore di lavoro onesto chiude.
"Siamo noi italiani" ad affittare 'loculi' come unita' abitative e a vendere 'casette' come regge, gridando che il mercato immobiliare e' in crisi.
"Siamo noi italiani" a 'defecare' in mare rilevando che i depuratori non funzionano o a costruire depuratori solo per 'ossigenare' il portafoglio di qualcuno, dimenticando il processo di depurazione.
"Siamo noi italiani" a omologare 'industrie' fantasma mentre gridiamo alle frodi o a frodare 'industrie', realmente, produttive.
"Siamo noi italiani" a divenire testimoni falsi nei processi - 'processando' il vero - e a giudicare - 'elevando' il falso.
"Siamo noi italiani" a dare meriti secondo il censo, disconoscendo le capacita' che potrebbero avere e dare un senso.
"Siamo noi italiani" che in vista di un concorso o di un qualsiasi esame - invece di chinare la testa sul libro e imparare per rendere la professionalità della conoscenza - chiniamo la testa al santo protettore, 'elemosinando' ciò che disconosciamo.
"Siamo noi italiani" quegli esaminatori che fanno sorridere il disimpegno e piangere l'impegno.
"Siamo noi italiani" a parcheggiare in doppia fila ma bravi a suonare il clacson al semaforo appena 'scatta' il verde.
"Siamo noi italiani" i veri amici, pronti a divenir nemici.
"Siamo noi italiani" ad amministrare la 'cosa pubblica' come fosse 'cosa nostra'.
"Siamo noi italiani" a gridare 'cambiamo' per poi aspettare che cambino gli altri.
"Siamo noi italiani" a sostenere il SISTEMA, impoverendo l'Italia:
"siamo noi gli italiani".
"Siamo noi quegli italiani" intranei o estranei, concorrenti o favoreggiatori, forse credendoci benefattori.. 
"Siamo noi il sistema".
Intanto gira il nastro di De Gregori,
'W l'Italia' e' un apprezzabile ritornello ma oggi, purtroppo,un continuo flagello.


 (Copyright 2012)

lunedì 23 luglio 2012

19.07.1992 – 19.07.2012 di Antonio Belsito



Ebbene si, oggi è giorno di memoria..non solo perché si ricorda un Uomo ma, soprattutto, perché se ne sente pulsare ancora il Cuore (e non un cuore).....
Un Uomo tra tanti, un Uomo tra uomini, un Uomo sospeso tra la bontà di un sospiro e il sospiro di un "sistema".....
Un Uomo che ha ritrovato il suo stesso palpito – autentico e fecondo – in un altro Uomo, sentendone l'abbraccio fraterno che è divenuto compiutezza professionale.....
Erano due Uomini, sono due Uomini e saranno due Uomini.. stavano affrontando un "sistema".. ma sono rimasti in Due.....
La bontà del loro sospiro, quale unicum di Anime diverse ma con lo stesso Cuore, si è dissolta nel sospiro di altri uomini "sistemati" come pedine sulla scacchiera.. le mosse, nel gioco degli scacchi, sono imposte dalla dinamica di gioco e l'azione si svolge sempre nel perimetro della predetta scacchiera.....
Eppure le due gambe di Paolo, unitamente alle due gambe di Giovanni, stavano aprendo un percorso democratico.. un percorso che sarebbe divenuto uno "scacco matto" desueto/innovativo, superiore al solito "scacco matto di facciata".. un percorso diverso da quello imposto dalle dinamiche di scacchiera.. un percorso chiamato Repubblica Democratica.....
Quelle quattro gambe, sostenute da due Cuori, stavano correndo verso l'orizzonte della libertà/verità.. ogni verità è libertà e ogni libertà è verità.....
In uno Stato, forse, governato dal popolo e in cui la "cosa pubblica" dovrebbe essere gestita nell'interesse del popolo, non si possono nascondere verità e non può mancare la libertà.....
Quelle quattro gambe e quei due Cuori rincorrevano delle verità e – proprio nella loro autenticità – inseguivano il sogno della libertà.....
Paolo e Giovanni, prima di conseguire la laurea, avevano indossato il grembiulino delle scuole.. quel grembiulino che insegna: l'uomo è tale nel rigore della civiltà quale vivere disciplinato.....
La disciplina non è l'imposta dinamica di gioco, bensì l'accorato senso degli altri e dell'oltre.....
Quelle Due gambe correvano verso gli altri, consci dell'oltre, perché è negli altri il senso di una comunità, di un'aggregazione, dello Stato..ma gli altri, forse, sono divenuti l'oltre.....
Paolo e Giovanni non si sentivano eroi, non volevano essere eroi, non erano degli eroi..erano Uomini con un Cuore di "Carne Vera" però......
Paolo e Giovanni erano quattro gambe tra tante gambe, quattro occhi tra tanti occhi, quattro orecchie tra tante orecchie..erano due Uomini con l'Anima.. quella stessa Anima che non nascondeva - neanche dinanzi ai media - preoccupazioni e timori, sentimenti ed emozioni, sorrisi e facce cupe.. perchè Paolo e Giovanni erano Uomini, semplicemente, Uomini.....
Eppure gli altri uomini sono rimasti scacchi, relegati sul fondo di una scacchiera consumata dalle mosse, incisa dall'intensa avidità di sentirsi "giocatore" e dalla voglia di… continuare a esser scacchi.....
PAOLO BORSELLINO E GIOVANNI FALCONE erano due UOMINI.. solo due UOMINI.....





GRAZIE PAOLO.





GRAZIE GIOVANNI.






                        (Copyright 2012)