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giovedì 23 febbraio 2017

Non c'è una regola di Antonio Belsito

Non c'è una regola.
È tutta una “combriccola”,
un disegnare , con un dito, il cielo,
un inseguire, con gli occhi, un aquilone,
un inciampare e conoscere la paura
per imparare a trovare, poi, il coraggio di rialzarsi.
E si inizia a capire. 
E si inizia a ragionare.
E si inizia fino a quando non si vuol più ragionare.
Non c'è una regola
per perdersi tra le stelle
o per ascoltare il mare
o per stare, soli, con la fronte poggiata alla finestra 
per, poi, aprir le braccia
e simulare la libertà di un gabbiano.
No! Non c'è una regola
per piangere forte (ma forte)
contro l'amore
e, quasi nell'immediatezza,
abbracciarne il favore.
Inviarsi un "vaffanculo",
trascinarsi dopo un pugno,
accasciarsi per una morte,
"pagare" con la vita.
Non c'è una regola
per capire che non ci sono eroi 
 (o che non dovrebbero esserci degli eroi)
ma solo uomini e altri uomini
che si dicono 
e, poi, si chiamano
che sia Repubblica
che sia Stato
che siano politici
che siano magistrati 
che siano funzionari
che siano associazioni
anche di mafie
pur di massoneria
oppure di sport.

U o m i n i !
Non c'è una regola
per guardarsi negli occhi
- finanche allo specchio
da soli o in compagnia -
e sentire l'ebbrezza della vita
che è solo un attimo.

Solo un attimo.
C a x x o.
(Copyright2017)

venerdì 2 dicembre 2016

Anas, il clown siriano che faceva ridere i bambini. . . di Antonio Belsito




Anas era il nome di un giovane siriano di anni 24 che, ad Aleppo - tra le bombe della Siria, cercava di donare sorrisi ai bambini.

Anas aveva scelto di non scappare da quel cimitero di guerra perché componente dell'Associazione "Space for Hope" ("Spazio per la speranza"); tale Associazione, proprio ad Aleppo e nonostante i bombardamenti continui, ha scelto di promuovere iniziative di sorridente speranza a favore di tutti quei bambini a cui la guerra ha promesso di regalare, quotidianamente, la morte.

Parruccone arancione, cappello giallo e naso rosso sbucavano, quotidianamente, da una coltre di fumo innalzatasi per i bombardamenti assidui: Anas aveva scelto di sbucare da quella coltre di fumo per sorprendere il grigiore cupo della guerra e, così, rendere un momento di colorato sorriso.
Il “clown”, proprio mentre la guerra disseminava morte e fughe e l’aria era un composto di polvere e detriti, si aggirava per la città alla ricerca di quei bambini assordati e feriti dagli spari e dalle deflagrazioni, sfidando – col suo naso rosso - la morte imposta e la paura provocata.
Il rosso diventava un gioco di sorrisi al fine di allontanare quei fanciulli dal rosso più tragico: il sangue “schizzato” come fango sui loro volti o il sangue di un genitore riverso a terra col cranio frantumato o di una sorellina vestita di sangue e senza arti in ragione di bombardamenti ritenuti necessari.

L’uomo non può scappare dall'uomo, bensì l’uomo deve ritrovare l’altro uomo.

Non è una pallottola che fora una tempia o una bomba che squarcia corpi a educare bambini innocenti e indifesi che, con uno straccio di giocattolo tra le mani tremanti, si rincorrono tra detriti e brandelli di carne.

Un naso rosso cercava il coraggio della fanciullezza e il coraggio della fanciullezza trovava un naso rosso.

E si sorrideva in pace.

Ora, il naso rosso di Anas è rotolato a terra; il parruccone arancione è diventato rosso di sangue; del cappello giallo, brandelli hanno colorato l’aria.
Perché non si può vivere nel terrore della morte o nella paura del bisogno o nella vergogna del disagio.

Anas si aggirava tra le bombe con un naso rosso…ed è morto.

Chi sono i potenti e chi sono i deboli?
Bisogna rispettare, vergognandosi, l’animo indifeso di un sorriso autentico che, mentre corre, è squarciato dal piombo della disumanità.

P.S. La guerra non è solo quella dei proiettili e delle bombe ma anche quella del bisogno indotto e dei soprusi quotidiani. Corrotti, conniventi, perbenisti.     


(Copyright2016)

martedì 8 novembre 2016

"GIUSTIZIA?" NO, GRAZIE. PREFERISCO "GIUSTEZZA"… di Antonio Belsito

diritti e i doveri 

sono il "cuore" delle norme 
che impongono comportamenti 
affinché ognuno possa essere “giusto” 
(a garanzia della pacifica convivenza)
secondo il diritto
(così consentendo, agli "ognuno", di esercitare diritti e adempiere doveri, DIGNITOSAMENTE).

Eppure, il diritto
appare e scompare
in un rovescio:
basta solo avere occhi
e scrutare/osservare la realtà sociale.

Quindi, si susseguono certi politici, certi cultori del diritto, certi magistrati e certi avvocati: sembra un uragano di giustizia granitica. 


LA GIUSTIZIA, sì.



Un via vai di disegni di legge, emendamenti e super emendamenti, un tripudio di dottrina, un proliferare di giurisprudenza. 
Termini, atti contro atti, decadenze, prescrizioni, estinzioni, cessazioni, inammissibilità, vizi, notifiche, nullità e annullabilità, presunzioni semplici e iuris et de iure, libero apprezzamento, libero convincimento, motivazioni sintetiche, chiesto e pronunciato, colpevolezza, materialità, offensività, giusto processo, misure preventive e repressive, pignoramenti, economicità, imparzialità, efficacia, efficienza, buon andamento, procedimento, litisconsorzi e interventi, ctu e ctp (periti e consulenti), prove e controprove e ancora prove etc. 



Ma la verità è in quella realtà sociale che non può sfuggire agli occhi di nessuno.



Secondo voi è giustizia?



E se si dovesse/potesse viver più di GIUSTEZZA e meno di giustizia


(Copyright2016)




venerdì 20 novembre 2015

I bambini non fanno "GUERRE" di Antonio Belsito

Bisognerebbe ritrovarsi bambini perché i bambini non fanno "GUERRE". 
Dedicato a tutti e a ciascuno.


"...e intanto suona una nenia
in una culla sorge il sole 
non esistono parole
la sorpresa è negli occhi 
ché si apre il cuore
e intanto suona una nenia
sul pavimento a gattoni
a strisciare sull'entusiasmo
l'ingenuità di un cordone
a guardare in basso
e sorprendersi dell'alto
e intanto suona una nenia
nell'equilibrio di una sera
barcollante in un sorriso
senza accorgersi delle ore
imperatore
e intanto suona una nenia
ogni passo è stupore
e il cielo è più clamore
e il sole è più colore
amore
in quelle braccia tese al cielo 
a voler volare 
sognare 
a soffiare un aquilone 
a rincorrersi
e a non fermarsi
sudore
perché nulla fa male
quando hai stelle da contare
voglia di giocare
e intanto suona una nenia
e la luna appare
come fosse un viso
che sta a guardare
e vederla galleggiare 
e volerla acchiappare
non c'è male
e intanto suona una nenia
suona una nenia
una nenia
nenia..."
(Copyright2016)


venerdì 6 dicembre 2013

MADIBA di Antonio Belsito



"Non c’è nessuna strada facile per la libertà."
(Nelson Mandela)


Era un nero.
Era un nero, così come i bianchi che vivevano il Sudafrica.
Era un nero che, però, si accorse di non essere proprio come i bianchi perché i bianchi non volevano essere così come i neri.

Era un U O M O.

Era uno dei pochi U O M I N I che riuscì a essere orgoglioso di una condanna all'ergastolo e che patì tale pena solo perché lottava contro le discriminazioni razziali, in favore dei diritti umani.

Fu condannato all'ergastolo solo perché amava e sognava che TUTTI GLI UOMINI potessero riconoscersi come tali al fine di rendere il senso di un’esistenza che è la pacifica condivisione di volontà e pensieri per divenire popolo della terra.
Fu condannato all'ergastolo solo perché desiderava guardare negli occhi un bianco così come un nero perché erano e sono le stesse persone.
Fu condannato all'ergastolo perché da giovane avvocato aiutava, mediante prestazioni gratuite, i più deboli, oppressi dalle ingiustizie finalizzate allo sfinimento arbitrario dettato dai più forti.
Fu condannato all'ergastolo solo perché credeva nella solidarietà umana quale incipit di una vita che è riconoscersi per condividere e costruire il bene.

Sorrideva nella cella 4 6 6 6 4 e leggeva poesie.

Leggeva versi Madiba – in cella - perché la vita non poteva che essere la poesia del cuore, di quel cuore che era ed è in ognuno degli occupanti la terra.
Sentiva i palpiti Madiba – in cella - perché l’occasione più bella per sentirsi U O M I N I è fermarsi - un istante - per ascoltare la vita.
Scriveva Madiba – in cella - perché le parole più belle sono quelle che si scrivono sobbarcandosi la sofferenza di un’ingiustizia imposta da altri che della giustizia ne fanno solo “proselitismo”.

Era un prigioniero Nelson Mandela.
Era un prigioniero “privilegiato”.

Trascorreva le sue ore in una cella stretta e umida, catturato da sbarre e muri di cemento armato solo perché aveva pronunciato la parola L I B E R T A’.
Quel pensiero, quella riflessione, quel diritto assoluto di L I B E R T A’ gli costò la prigionia, “una prigionia a vita” che, “fortunatamente”, durò più di un ventennio solo perché qualcuno ne riconobbe la ragionevolezza delle riflessioni esistenziali espresse.
Durò solo un ventennio perché qualcuno capì che i neri vivevano nel fango, bagnati dagli sputi dei bianchi, insultati dalla povertà indotta, ammassati su terreni dissestati, concessi dai predetti bianchi solo per tenersi “lontano”.
Durò solo un ventennio perché qualcuno si accorse che i neri partorivano figli già morti.

Però, durò un ventennio.

Nelson Mandela, detto Madiba, era un A U T E N T I C O figlio di questa terra.
Nelson Mandela, detto Madiba, era un U O M O  V E R O  E   C O R A G G I O S O perché combatteva le ingiustizie e le oppressioni, consumate per soggiogare e comandare i più deboli.
Nelson Mandela, detto Madiba, aveva una testa, due occhi, due orecchie, due braccia, due gambe, due piedi e un CUORE protesi al bene comune, a quel bene che è la volontà di essere comunità, di essere U O M O/I N D I V I D U O in una collettività detta terra, di esserci su questa terra.
Nelson Mandela, detto Madiba, era un POLITICO degno della dizione e del significato perché la sua azione ha realizzato i diritti politici, civili e sociali di tutti, neri e bianchi, forti e deboli, perché gli uomini hanno – t u t t i – una testa, due occhi, due orecchie, due braccia, due gambe, due piedi e un “cuore”.

Ecco perché Nelson Mandela, detto Madiba, gridò: 
L I B E R T A’ .

Madiba pronunciò la parola L I B E R T A’ perché non c’è nessuna ragione che possa sostenere la superiorità di un uomo rispetto a un altro o di un popolo rispetto a un altro.

Madiba pronunciò la parola L I B E R T A’ perché non c’è nessuna ragione per costruire bombe atomiche o caccia bombardieri o navi militari.

Madiba pronunciò la parola L I B E R T A’ perché non c’è nessuna ragione per calpestare i diritti dei più deboli poiché anche i più deboli sanno essere destinatari di doveri purché tali doveri non siano la scelta arbitraria - di qualche pseudo uomo - finalizzata a rendere schiavi e a calpestare la dignità come fosse pozzanghera.

Madiba ha sempre creduto che la D I G N I T A’ di un solo U O M O è ciò che di più prezioso possa esserci: o s s i g e n o.


U N I T E V I , M O B I L I T A T E V I, L O T T A T E. 

(NELSON MANDELA)

(Copyright 2013)

mercoledì 11 settembre 2013

Hic Est . . di Antonio Belsito


E’ una folata di vento quella che cerchi convinto..

..questo non è il momento.

Ti sfiora, ne senti la carezza

ma è solo semplice ebbrezza.

Non devi cercare nel vento

perché muove solo le acque,

le nuvole e qualche capello.

Non devi cercare nel vento

perché porta via solo delle foglie,

dei cappelli e delle pagine di giornale:

“questa si che è una notizia sensazionale!!”.

Ancora stai cercando nel vento

senza accorgerti del fugace momento..

..è tutto circostanza,

un melodico divenire di contingenza..

..è tutto in quella frazione

che diviene sensazione.

E’ questa l’emozione?

Sento il ruggito del leone,

dicono che stia lì in gabbia

come un solone.

Vedo un asinello trascinarsi,

dicono che accompagni il padrone

che è un ingombrante omone.

Vedo un cervo fuggire

come fosse una gazzella,

dicono sia preda di un cacciatore

che lo rincorre da ore.

E’ una folata di vento quella che cerchi convinto..

..questo non è il momento.

Ti sfiora, ne senti la carezza

ma è solo semplice ebbrezza.

Non devi cercare nel vento

perché muove solo le acque,

le nuvole e qualche capello.

Non devi cercare nel vento

perché porta via solo delle foglie,

dei cappelli e delle pagine di giornale:

“questa si che è una notizia sensazionale!!”.

Ancora stai cercando nel vento

senza accorgerti del fugace momento..

..è tutto circostanza,

un melodico divenire di contingenza..

..è tutto in quella frazione

che diviene sensazione.

E’ questa l’emozione?

Vedo un libro bruciare

perché è necessario per riscaldare

ma vedo anche un libro dorato da incorniciare.

Vedo l’ardore e l’ardire

che rincorrono il sentore e il non sentire.

Vedo una bambola strapazzata

come fosse un’anima dannata

e vedo, anche, la fame condannata

perché è l’affamato che l’ha danneggiata.

Vedo, ancora, una bandiera parcheggiata

nel sottoscala.. dicono vada sfatata.

Sembra ci siano, ancora, dei cervelli..

..dicono: “necessitano di briglie!!”.

 E’ una folata di vento quella che cerchi convinto..

..questo non è il momento.

Ti sfiora, ne senti la carezza

ma è solo semplice ebbrezza.

Non devi cercare nel vento

perché muove solo le acque,

le nuvole e qualche capello.

Non devi cercare nel vento

perché porta via solo delle foglie,

dei cappelli e delle pagine di giornale:

“questa si che è una notizia sensazionale!!”.

Ancora stai cercando nel vento

senza accorgerti del fugace momento..

..è tutto circostanza,

un melodico divenire di contingenza..

..è tutto in quella frazione

che diviene sensazione.

E’ questa l’emozione?

Vedo la retorica

suonata da una stonata fisarmonica

e la dialettica che diviene sempre più sterile

e “asettica”.

Guardo e scorgo una bilancia

che sembra abbia perso la pazienza:

-          Domanda: “peso?”

-          Risposta: “No..è meglio senza!”.

Vedo un esercito schierato,

dicono sia la pace..

..scorgo, anche, una gallina

che dicono vada difesa perchè pesa:

”è la gallina dalle uovo d’oro!!”.


Io mi sento più solo.
 (Copyright2016)

domenica 24 febbraio 2013

AMIAMO . . di Antonio Belsito



“ Siamo tutti sotto lo stesso cielo, sotto una miriade di stelle.
Vaghiamo tra il sole e la luna, a volte felici, altre tristi.
Eppure, ci siamo.
Siamo avvolti dallo stesso ‘lenzuolo’ di terra e sentiamo gli stessi odori.
Abbiamo gli stessi occhi e le stesse mani.
Abbiamo le stesse orecchie e le stesse bocche.
Abbiamo gambe e piedi.
Abbiamo parole e silenzi.
Abbiamo sospiri e sogni.
Abbiamo ciò che siamo..
..AMIAMO.”

(Foto: http://instagram.com/antoniobelsito - Copyright 2013)

giovedì 20 settembre 2012

Guerra di Antonio Belsito (dalla raccolta "Silenzi")




Voce
che altra voce
porti via.

Male
che altro male
produci.

Morte
che di vita
ti sazi.

Prigioniera degli uomini
e altri ne fai. .

Guerra,
dalle macabre tonalità,
lambisci cuori umani
con disumana mestizia.

Oasi
per gli assetati 
di potere.

Ristoro
per gli affaticati 
dalla pace.

Amuleto
per gli sfortunati. . !!

GUERRA.

(Copyright 2012)