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martedì 17 dicembre 2013

STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE (STOP VIOLENCE AGAINST WOMEN) di Antonio Belsito




E’ un cuore.

E’ uno di quei cuori che si disegnano sul diario con dedizione, è uno di quei cuori che si colorano sui muri con scrupolosità, è uno di quei cuori incollati a un pupazzo.
Non si vuol sentire parlare di due cuori, bensì di un unico cuore; unico proprio come l’amore che si condivide.
Uniti dall'amore in un cuore che diventa il sogno di una coppia, giovani o anziani che siano.

E’ un collante rosso che lega.

Le mani unite le une nelle altre, le braccia intrecciate per non lasciare sfuggire l’intensità del sentimento, gli sguardi incrociati per non perdere mai di vista quel palpito che fa venire il magone dentro.

E’ l’amore.

Sorridono gli istanti e si cerca, in ogni modo, di renderli eterni perché non si vuol finire mai di sentire baci e carezze.
Scorrono versi su fogli di carta, su bigliettini di auguri, sullo specchio della stanza o sulla torta del compleanno.
Il tempo sembra saldare sempre più i cuori sino a fonderli, sino a renderli l’uno nell'altro.
E’ la felicità di essersi trovati, è la gioia di essersi conosciuti, è l’orgoglio di poter gridare: “TI AMO”.

Tutto il resto sembra divenire più bello.

E' una coppia che si conosce e si riconosce in uno sguardo e si congiunge col cuore.
E' una coppia e si trovano l’uno difronte all'altro.
E' una coppia.

Lasciano il profumo dell’amore lungo il loro percorso: il cuore diventa il più bel viaggio.

Si uniscono divertiti dai palpiti incessanti, si uniscono entusiasti dei sospiri profondi, si uniscono.
Baci, abbracci, carezze, parole sussurrate, intrecci di corpi e di cuori sudati, sguardi sentiti, lenzuola che sfilano sotto l’incedere del bene più profondo.  
Si vivono perché ci sono.
Si amano.

Ti amo..ti amo..ti amo”.

Quel ti amo diventa il ritornello della vita di coppia, proprio come fosse la più bella canzone mai sentita.
Gira il disco mentre le note scandiscono un valzer.

A un tratto, un grido.
A un tratto, quegli sguardi diventano strazio.
A un tratto, quel cuore diventa due cuori disuniti.

Le mani si disgiungono, così come le braccia.
Le labbra sembrano respingersi.
Le gambe si allontanano.
Si sente una folata di vento gelido mentre l’autunno, all'imbrunire, colora di grigio le foglie.
Si trascina un corpo più dell’altro ferito da un graffio.
Immobile giace l’altro corpo ferito da un fendente.

Muoiono come se la morte fosse il regalo più dolce.
Una lacrima scende come fosse petalo che cade.

Rimane il silenzio assordante.
Rimangono le orme di un valzer ritmato dal sangue in cui l’innocenza della vittima diviene la rabbia dell’omicida.

Eppure, quell'omicida grida all'amore.
Eppure, quella vittima grida: amore.


Amore.



(Video di Michele e Antonio Belsito - Copyright 2013)

sabato 28 settembre 2013

Anna Magnani attraverso Lidia Vitale in "SOLO ANNA" .. di Antonio Belsito




A Lidia che è portatrice di arte quale moto emotivo per il bene comune, spendendosi -concretamente-per suffragare le giuste cause di umanità.  

Lo spettacolo “Solo Anna” rende fervido il ricordo di Anna Magnani attraverso l’interpretazione autentica di Lidia Vitale.
L’essere di “Nannarella” trapela sia dalla palese somiglianza fisica sia da quell'espressività emotiva, propria della Vitale/Magnani, che diviene la carezza da inseguire e da dispensare.
Era la stessa Anna Magnani che affermava: “Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza”.
La Magnani ha sempre rincorso quella “carezza di meno” che l’ha resa di più; si, è proprio nel rincorrere quella carezza che Anna Magnani ha dispensato l’autenticità di un’esistenza cullata dalla verità di essere, senza mai sentire il bisogno di nascondersi.
Lidia Vitale interpreta l’essenza vera, reale, di "Nannarella" attraverso le lacrime contenute dal coraggio di essere, l’energia vocale di dire e la dolcezza di sussurrare, la voglia di sorridere e l’esigenza di ridere, la fermezza dei passi e la debolezza di assopirsi, in casa, nei pensieri più profondi.
L’attrice Vitale diviene un tutt'uno con Anna tant'è che da interprete diventa identità perché nello scorrere delle luci di scena e dei pochi oggetti s’intravede la forza psico-fisico della donna Magnani nella sua espressione “ammaccata” dal coraggio di essere e di esistere senza mai mollare.
Anna Magnani ha sempre manifestato ciò che era tant'è che non si nascose neanche quando decise di girare “Vulcano” sull'isola di fronte a quella in cui la sua più grande carezza sentimentale, Rossellini, girava “Stromboli” con la nuova compagna Ingrid Bergman; lei, “Nannarella”, si premurò di non allontanarsi dal suo cuore, nonostante lo strazio.
Lo strazio che diviene dolcezza e la dolcezza che diviene strazio s’intravede, agevolmente, nell'agere della Vitale che, impegnando lo spazio con autorevolezza scenica, rende anche il senso fisico delle ambientazioni afferenti al testo recitato.
E’ un intrecciarsi di momenti salienti, di dinamiche quotidiane più o meno conosciute, di personaggi, suffragati talvolta da proiezioni a muro e talvolta dalla sola capacità evocativa/interpretativa di Lidia Vitale che riesce a rendere concreta l’interazione/partecipazione anche con ciò che non si vede.
Lo spazio di azione della Vitale è a ridosso degli spettatori che ne divengono parte integrante: diventa un “tête-à-tête” con la tenacia, la vigoria, la determinazione e la semplicità della Magnani.
Proprio la tenacia e la determinazione portarono “Nannarella” a riconoscere l’unico figlio, Luca, come Luca Magnani, stante il disinteresse del compagno a sostenerla in uno dei più bei viaggi della sua vita.
Proprio la semplicità di Anna si palesò in uno dei momenti più importanti della sua carriera: l’Oscar come miglior attrice protagonista per l’interpretazione di Serafina nel film “La rosa tatuata” di D. Mann (fu la prima interprete italiana nella storia dell’Academy Awards a vincerlo)fu ritirato da Marisa Pavan e non dalla stessa premiata.
La Magnani aveva voglia di vivere la vita "così come si presenta", senza necessità di mentire o di apparire.
Anna Magnani era figlia di quel neorealismo che rappresentava situazioni reali del nostra paese - dagli agi ai disagi - e lei ne divenne rappresentazione senza mai risparmiarsi(anzi, esortava le coscienze civili attraverso la sua arte, coccolando quel popolo che le apparteneva). 
Neanche Lidia Vitale si risparmia, bensì richiama l’attenzione sulla responsabilità civile, su quella coscienza di essere individui ma anche comunità attraverso i tono incisivi della Magnani.
Lo spettacolo diviene un crescendo di vita sino alla fine.
Infatti, Lidia Vitale - proprio nel finale - esprime la voglia di vivere della Magnani che, consapevole della grave patologia da cui è affetta, abbraccia il suo dolore, fiera e orgogliosa di essere e di esistere; la fierezza e l’orgoglio trapelano dagli occhi lucidi della Vitale che si stringe nella sofferenza fisica di "Nannarella", prima che si spengano le luci.  

E’ un riviverne l’esistenza.
Si, il coraggio di essere Anna Magnani.

Grazie Lidia.

(Copyright 2013 - Nelle foto di Walter Fratto l'attrice Lidia Vitale)


lunedì 12 agosto 2013

Alle donne... di Antonio Belsito

                       
 

Alle Donne. 



La tua dolcezza mi resta dentro come la delicatezza dei tuoi passi. 
La tua carezza mi resta dentro come l'abbraccio del tuo cuore.
Il tuo sorriso mi resta dentro come la sorpresa delle tue parole. 
Il tuo profumo mi resta dentro come il sapore dei tuoi occhi.

Mi resti dentro. 

(Copyright 2013)