Visualizzazione post con etichetta aiuto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aiuto. Mostra tutti i post

sabato 21 gennaio 2017

AI SOCCORRITORI di Antonio Belsito



Perché sono sempre luce nei momenti più bui.

Perché quando tutto sembra perduto, riescono a recuperare – anche - nella disperazione.

Perché, in fondo, hanno una forza in più in quei momenti, un passo in più, una mano in più.

Sono i SOCCORRITORI.

Sono coloro che, volontari o professionisti, si adoperano - in condizioni estreme  - per salvare la vita.
Terremoti, esondazioni, slavine, eruzioni, frane, crolli e ogni accadimento naturale e/o umano che minaccia la vita di individui non sono ostacoli per tante gambe e tante braccia e tanti occhi che cercano un rimedio alla catastrofe nella catastrofe.

Non hanno corpi di acciaio, non hanno il dono dell’immortalità, non sono invincibili ma ci sono sempre e comunque.
Con o senza le loro divise, con o senza i loro strumenti, accorrono nei momenti più drammatici senza tentennare.
Sono estremi come estreme sono le condizioni nelle quali operano perché non hanno paura della vita, bensì cercano di sottrarre alla morte.

Hanno famiglie che lasciano a casa: un bacio alla moglie o al marito, un “ci vediamo tra qualche giorno…in gamba, eh!” ai figli, un sms alla ragazza/o “amo, vado…torno presto”, una pacca sulla spalla ai genitori, magari accompagnata da parole rassicuranti “...e dai non fate quella faccia...festeggeremo al ritorno”.
Poche telefonate dalle centrali operative, uno zaino impugnato correndo e sono già per strada.
Senza preoccupazioni per loro ma con la grande premura di raggiungere chi è come loro e sta soffrendo.
Soffrono perché non sono macchine, soffrono perché sono padri, madri, figli, nonni.

Soffrono e ci sono. Non mancano mai all'appello.

Partono ma non a testa bassa, bensì a testa alta, a pugni stretti, con la fierezza sulla bocca e negli occhi.
La paura delle situazioni estreme altro non è che il coraggio di non farcela a essere aiuto, ausilio.

Si parte perché non ci sono limiti. Perché ci sono UOMINI.

Tormente di neve, piogge torrenziali, gelo permanente, grandine come pietre o sole cocente.
Hanno, in corpo, la semplicità di essere che è la più robusta corazza.

Hanno, in corpo, l’umiltà di riconoscersi che è il più robusto elmo.

Hanno ciò che sono.

E combattono affinché, anche all'ultimo respiro, si possa donare la dignità.

Non sono gli UOMINI che aspettano il grazie ma sono UOMINI di GRAZIA.


 (Copyright2017)

lunedì 31 dicembre 2012

L’ANNO CHE VERRA’ . . di Antonio Belsito




A Rita Levi Montalcini


Ha insegnato che si può restare soli

ma che proprio nella solitudine

si può trovare il seme della speranza.

Ha insegnato che la speranza

non è una semplice meta,

bensì un traguardo

perché proprio sperando

ha scoperto il germoglio della vita.

Ha insegnato che la vita

non è una parola,

bensì un vissuto di emozioni

e che le parole servono per aggregare sentimenti.

Ha insegnato che,

anche quando il corpo non è una corazza,

è la mente la forza

e l’anima ne diviene una risorsa.

Ha insegnato che la sostanza

non è l’apparenza,

bensì il palpito silente di cuori

perché non sono né i titoli e né gli onori

a difendere gli umani amori.

Ha insegnato che l’umile e qualificato contributo di ognuno

non esclude nessuno

perché potrebbe essere in ognuno

il nessuno.

Ha insegnato che bisogna volere

per "voler poter"

e che non basta un sistema

per spegnere la tenacia del dovere.

Ha insegnato che è nella quiete

la sete di scoprire il mondo

perché è solo conoscendo fino in fondo

che si può agire sapendo.

Ha insegnato che è nel silenzio

l’essenza di tendere la mano

perché amare non significa ostentare.

Ha insegnato che la storia è un ricordare

per migliorare

e che bisogna sempre guardare in avanti

per  “edificare”.

Ha insegnato che non bisogna temere i giovani

perché sono come stelle nelle sere,

luci vere.

Ha insegnato che è nella verità

la melodia della serenità.

Ha insegnato che non credere in un Dio

non significa non credere in un uomo

perché salvare/aiutare è già pregare.

Ha insegnato che è nella difficoltà

il coraggio di osare

perché perseverare significa non vanificare.

Ha insegnato che politica significa curare/donare,

proprio come nella ricerca scientifica,

perché, diversamente,

significherebbe non "trovare".

Ha insegnato l’orgoglio di stare in una stanza

per sfuggire al male senza mollare

perché resistere significa esistere

senza negare di essere.

Ha insegnato che non importa

essere piccoli o grandi,

forti o deboli,

ricchi o poveri,

ma importa che il cuore e la mente

sappiano vedere.

Ha insegnato che

seppur il tempo sembra "correre"

bisogna rincorrere

perché proprio quando finirà,

sarà.

Ha insegnato che ora non è come allora

e che domani non è ora.

Ha insegnato che la vita non è una chimera.


BUON ANNO.

(Copyright 2012)