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sabato 14 marzo 2015

Così . . . di Antonio Belsito

Ti vedo
in un divenire di colori
a imbrattare
col sorriso 
come fosse il paradiso
a ricoprir di stelle
il mare
con un bocciolo
-uno solo-
e il riflesso 
a riempire 
sogni
agognati
timidi
allontanati
acchiappati
e poi sbattuti
sul muro della speranza 
nel silenzio inquieto
-forse malato-
di una stanza
a cestinar memoria
lasciandosi cadere
nell'ebbrezza 
di una spugna 
ad assorbire 
la combattuta 
stremata
divertita
provocata
sfidata 
acclamata
e maledetta
-a volte avida e impacciata-

V I T A .

(Copyright2015)

sabato 28 settembre 2013

Anna Magnani attraverso Lidia Vitale in "SOLO ANNA" .. di Antonio Belsito




A Lidia che è portatrice di arte quale moto emotivo per il bene comune, spendendosi -concretamente-per suffragare le giuste cause di umanità.  

Lo spettacolo “Solo Anna” rende fervido il ricordo di Anna Magnani attraverso l’interpretazione autentica di Lidia Vitale.
L’essere di “Nannarella” trapela sia dalla palese somiglianza fisica sia da quell'espressività emotiva, propria della Vitale/Magnani, che diviene la carezza da inseguire e da dispensare.
Era la stessa Anna Magnani che affermava: “Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza”.
La Magnani ha sempre rincorso quella “carezza di meno” che l’ha resa di più; si, è proprio nel rincorrere quella carezza che Anna Magnani ha dispensato l’autenticità di un’esistenza cullata dalla verità di essere, senza mai sentire il bisogno di nascondersi.
Lidia Vitale interpreta l’essenza vera, reale, di "Nannarella" attraverso le lacrime contenute dal coraggio di essere, l’energia vocale di dire e la dolcezza di sussurrare, la voglia di sorridere e l’esigenza di ridere, la fermezza dei passi e la debolezza di assopirsi, in casa, nei pensieri più profondi.
L’attrice Vitale diviene un tutt'uno con Anna tant'è che da interprete diventa identità perché nello scorrere delle luci di scena e dei pochi oggetti s’intravede la forza psico-fisico della donna Magnani nella sua espressione “ammaccata” dal coraggio di essere e di esistere senza mai mollare.
Anna Magnani ha sempre manifestato ciò che era tant'è che non si nascose neanche quando decise di girare “Vulcano” sull'isola di fronte a quella in cui la sua più grande carezza sentimentale, Rossellini, girava “Stromboli” con la nuova compagna Ingrid Bergman; lei, “Nannarella”, si premurò di non allontanarsi dal suo cuore, nonostante lo strazio.
Lo strazio che diviene dolcezza e la dolcezza che diviene strazio s’intravede, agevolmente, nell'agere della Vitale che, impegnando lo spazio con autorevolezza scenica, rende anche il senso fisico delle ambientazioni afferenti al testo recitato.
E’ un intrecciarsi di momenti salienti, di dinamiche quotidiane più o meno conosciute, di personaggi, suffragati talvolta da proiezioni a muro e talvolta dalla sola capacità evocativa/interpretativa di Lidia Vitale che riesce a rendere concreta l’interazione/partecipazione anche con ciò che non si vede.
Lo spazio di azione della Vitale è a ridosso degli spettatori che ne divengono parte integrante: diventa un “tête-à-tête” con la tenacia, la vigoria, la determinazione e la semplicità della Magnani.
Proprio la tenacia e la determinazione portarono “Nannarella” a riconoscere l’unico figlio, Luca, come Luca Magnani, stante il disinteresse del compagno a sostenerla in uno dei più bei viaggi della sua vita.
Proprio la semplicità di Anna si palesò in uno dei momenti più importanti della sua carriera: l’Oscar come miglior attrice protagonista per l’interpretazione di Serafina nel film “La rosa tatuata” di D. Mann (fu la prima interprete italiana nella storia dell’Academy Awards a vincerlo)fu ritirato da Marisa Pavan e non dalla stessa premiata.
La Magnani aveva voglia di vivere la vita "così come si presenta", senza necessità di mentire o di apparire.
Anna Magnani era figlia di quel neorealismo che rappresentava situazioni reali del nostra paese - dagli agi ai disagi - e lei ne divenne rappresentazione senza mai risparmiarsi(anzi, esortava le coscienze civili attraverso la sua arte, coccolando quel popolo che le apparteneva). 
Neanche Lidia Vitale si risparmia, bensì richiama l’attenzione sulla responsabilità civile, su quella coscienza di essere individui ma anche comunità attraverso i tono incisivi della Magnani.
Lo spettacolo diviene un crescendo di vita sino alla fine.
Infatti, Lidia Vitale - proprio nel finale - esprime la voglia di vivere della Magnani che, consapevole della grave patologia da cui è affetta, abbraccia il suo dolore, fiera e orgogliosa di essere e di esistere; la fierezza e l’orgoglio trapelano dagli occhi lucidi della Vitale che si stringe nella sofferenza fisica di "Nannarella", prima che si spengano le luci.  

E’ un riviverne l’esistenza.
Si, il coraggio di essere Anna Magnani.

Grazie Lidia.

(Copyright 2013 - Nelle foto di Walter Fratto l'attrice Lidia Vitale)


lunedì 23 luglio 2012

19.07.1992 – 19.07.2012 di Antonio Belsito



Ebbene si, oggi è giorno di memoria..non solo perché si ricorda un Uomo ma, soprattutto, perché se ne sente pulsare ancora il Cuore (e non un cuore).....
Un Uomo tra tanti, un Uomo tra uomini, un Uomo sospeso tra la bontà di un sospiro e il sospiro di un "sistema".....
Un Uomo che ha ritrovato il suo stesso palpito – autentico e fecondo – in un altro Uomo, sentendone l'abbraccio fraterno che è divenuto compiutezza professionale.....
Erano due Uomini, sono due Uomini e saranno due Uomini.. stavano affrontando un "sistema".. ma sono rimasti in Due.....
La bontà del loro sospiro, quale unicum di Anime diverse ma con lo stesso Cuore, si è dissolta nel sospiro di altri uomini "sistemati" come pedine sulla scacchiera.. le mosse, nel gioco degli scacchi, sono imposte dalla dinamica di gioco e l'azione si svolge sempre nel perimetro della predetta scacchiera.....
Eppure le due gambe di Paolo, unitamente alle due gambe di Giovanni, stavano aprendo un percorso democratico.. un percorso che sarebbe divenuto uno "scacco matto" desueto/innovativo, superiore al solito "scacco matto di facciata".. un percorso diverso da quello imposto dalle dinamiche di scacchiera.. un percorso chiamato Repubblica Democratica.....
Quelle quattro gambe, sostenute da due Cuori, stavano correndo verso l'orizzonte della libertà/verità.. ogni verità è libertà e ogni libertà è verità.....
In uno Stato, forse, governato dal popolo e in cui la "cosa pubblica" dovrebbe essere gestita nell'interesse del popolo, non si possono nascondere verità e non può mancare la libertà.....
Quelle quattro gambe e quei due Cuori rincorrevano delle verità e – proprio nella loro autenticità – inseguivano il sogno della libertà.....
Paolo e Giovanni, prima di conseguire la laurea, avevano indossato il grembiulino delle scuole.. quel grembiulino che insegna: l'uomo è tale nel rigore della civiltà quale vivere disciplinato.....
La disciplina non è l'imposta dinamica di gioco, bensì l'accorato senso degli altri e dell'oltre.....
Quelle Due gambe correvano verso gli altri, consci dell'oltre, perché è negli altri il senso di una comunità, di un'aggregazione, dello Stato..ma gli altri, forse, sono divenuti l'oltre.....
Paolo e Giovanni non si sentivano eroi, non volevano essere eroi, non erano degli eroi..erano Uomini con un Cuore di "Carne Vera" però......
Paolo e Giovanni erano quattro gambe tra tante gambe, quattro occhi tra tanti occhi, quattro orecchie tra tante orecchie..erano due Uomini con l'Anima.. quella stessa Anima che non nascondeva - neanche dinanzi ai media - preoccupazioni e timori, sentimenti ed emozioni, sorrisi e facce cupe.. perchè Paolo e Giovanni erano Uomini, semplicemente, Uomini.....
Eppure gli altri uomini sono rimasti scacchi, relegati sul fondo di una scacchiera consumata dalle mosse, incisa dall'intensa avidità di sentirsi "giocatore" e dalla voglia di… continuare a esser scacchi.....
PAOLO BORSELLINO E GIOVANNI FALCONE erano due UOMINI.. solo due UOMINI.....





GRAZIE PAOLO.





GRAZIE GIOVANNI.






                        (Copyright 2012)