giovedì 26 luglio 2012

"Senza Titolo" di Antonio Belsito



"Sorridere senza diverbi,
senza dispute e senza condanne.
Sorridere nel miglior momento,
sorridere nel peggior momento.

Sorridere quando si è soli,
quando si è lontani,
quando si pensa..

Sorridere quando si è in due,
quando si sta per diventare tre,
quando il mondo non te lo permette.

Sorridi sempre,
in ogni momento,
per ogni avvenimento.

Sorridere è vivere,
rimarginare ferite,
annoverare speranza..

..Cogliere la vita 
così come si presenta.
Poter immortalare 
ogni singolo momento
in fotogrammi
e,finalmente, sorridendo
veder scorrere
                                                                                                   la propria vita."

 (Dalla silloge poetica "Silenzi" di Antonio Belsito ed. Il Filo 2008)

mercoledì 25 luglio 2012

IL "GREMBIULINO" di Antonio Belsito



L'incipit della pedagogia - quale disciplina/attività tesa alla formazione di discenti/cittadini - è il "grembiulino" che s'indossa sin dai primi giorni di asilo nido fino alla conclusione delle scuole elementari; il "grembiulino" è l'emblema dell'ordine e della disciplina scolastica quali canoni di autentica civiltà...
Il "grembiulino" è il primo passo per abituare i fanciulli al rispetto delle regole quali bussole di sana e pacifica convivenza sociale: "rispettare se stessi per rispettare gli altri"...
E' proprio così che si apre lo scenario meraviglioso dell'istruzione quale percorso di vita necessario e, relativamente, obbligatorio al fine di divenire Uomini/Cittadini pregni delle conoscenze essenziali per disegnare il futuro sia proprio che della nazione di appartenenza...
Il "grembiulino" è candido così come tale è la voglia di interagire in luoghi diversi dal focolare domestico, con persone sconosciute ma che imparano a conoscere, anche attraverso lavagne colorate dalla polvere di gesso: "si, luoghi magici dove ognuno inizia a scoprire un mondo...se non il mondo"...
Così scorrono i giorni, quasi senza percepire il tempo, perché quei luoghi, prima sconosciuti, divengono sempre più i nostri luoghi dove il piacere di stare assieme diventa voglia di ascoltare, di parlare, di conoscere e dove anche le lacrime iniziano a brillare diversamente; inizia la consapevolezza di essere, la consapevolezza dell'essere, la consapevolezza degli altri...
Inizia la fase dell'apprendimento tra penne "cancellabili", matite (..anche colorate), gomme, quaderni (..con forme e geometrie, man mano, diverse), album da disegno, squadrette, compassi, e gessi, tanti gessi da poter colorare una vita...
E' scuola, quale istituzione finalizzata all'istruzione di ogni persona, alla formazione di un patrimonio umano/culturale indelebile detto "bagaglio culturale" perché, proprio come un bagaglio, accompagnerà lungo il viaggio della vita; è una valigia che segue l'eternità, piena di concetti, esperienze, modi di vivere e modi di essere, ricordi, emozioni e sensazioni, favole e mondi, brutti e belli...
Però, strada facendo, si sveste il "grembiulino" poiché comincia l'età della consapevolezza delle regole, di quelle regole che il "grembiulino" ha insegnato a custodire fin dal mattino quando, sistematicamente, s'indossava per raggiungere la scuola dell'infanzia e che, "con la consapevolezza delle stesse regole", non ha più ragione di essere poiché il "grembiulino" è già forma mentis...
Le regole, con l'avvento della consapevolezza, diventano "quasi ostacoli" da saltare per incontrare la fidanzatina o il fidanzatino lontani da scuola, per stare con gli amici tutto il pomeriggio, per divenire "malati immaginari" il giorno dell'interrogazione, ma si sa: "questa è la sorprendente adolescenza"...
Si, sorprendente perché la paura del buio e la contentezza della luce iniziano a germogliare negli animi, nei cuori, rendendoci attenti esploratori e degni osservatori...
Si, sorprendente perché scopriamo il valore dell'istruzione quale veicolo edificante per il nostro futuro; è proprio così, scopriamo che i gomiti poggiati sul banco sono la nostra forza, che la penna impugnata nella mano è la nostra speranza, che i testi con tutte "quelle pagine" sono il nostro avvenire e le regole, "quelle regole", ci entusiasmano...
E' la fase dello studio, del discernimento, delle vocazioni professionali; iniziamo a sognare e a sognarci vestiti da lavoratori...
Scopriamo che il "grembiulino" ha custodito il nostro avvenire: mestieri o professioni che siano...
Scopriamo che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro...
Scopriamo che il lavoro contribuisce alla vita della nazione...
Scopriamo che il lavoro rende la dignità dell'uomo...
Scopriamo che il lavoro è la nostra vita...
Ma scopriamo, anche, che il lavoro e le dinamiche lavorative sono promosse e governate da altri uomini, uomini come noi, uomini come tutti che, a volte, dimenticano, forse, di aver indossato il "grembiulino"...

(Copyright 2012)

martedì 24 luglio 2012

"PAROLE.. PAROLE.. PAROLE.." di Antonio Belsito





La parola è la voce dell'umanità, la luce del confronto, la speranza dell'evoluzione..

La parola è un segno tangibile della ragione umana e un segno incontrovertibile della civiltà..

Parlare significa riconoscersi uomo tra gli uomini, veicolando il proprio essere per crescere nell'insieme delle parole, diverse, differenti, degli altri; crescere nelle parole significa ascoltarsi e ascoltarle, comprendersi e comprenderle, viversi e viverle..

La parola vissuta è una parola sentita, ragionata, metabolizzata..una parola argomentata..

La parola siamo noi, il nostro vissuto, la nostra esperienza..

..la parola sono gli altri, altri vissuti, altre esperienze..

La parola è la vita di altre vite......

..è il mondo.


La parola è la luce che rende la vita del buio: nel buio è difficile vedere e vedersi, nel buio è difficile riconoscere e riconoscersi, nel buio è difficile accorgersi degli altri, di noi, del mondo..eppure ci siamo noi, ci sono gli altri, c'è un mondo..che solo la luce, illuminando, scopre.

Custodiamo la luce della parola per sentirci parte del mondo, parte degli altri..per descrivere i colori della quotidianità, disegnandola..per scoprire i "tratti" del prossimo..per amare sé stessi..perché la parola è l'insegnamento che un mondo senza parola sarebbe un mondo buio..e nel buio la vita scorre incolore, senza vedere e senza vedersi..senza amare e senza amarsi..senza vivere e senza viversi..

     
                (Copyright 2012)

lunedì 23 luglio 2012

19.07.1992 – 19.07.2012 di Antonio Belsito



Ebbene si, oggi è giorno di memoria..non solo perché si ricorda un Uomo ma, soprattutto, perché se ne sente pulsare ancora il Cuore (e non un cuore).....
Un Uomo tra tanti, un Uomo tra uomini, un Uomo sospeso tra la bontà di un sospiro e il sospiro di un "sistema".....
Un Uomo che ha ritrovato il suo stesso palpito – autentico e fecondo – in un altro Uomo, sentendone l'abbraccio fraterno che è divenuto compiutezza professionale.....
Erano due Uomini, sono due Uomini e saranno due Uomini.. stavano affrontando un "sistema".. ma sono rimasti in Due.....
La bontà del loro sospiro, quale unicum di Anime diverse ma con lo stesso Cuore, si è dissolta nel sospiro di altri uomini "sistemati" come pedine sulla scacchiera.. le mosse, nel gioco degli scacchi, sono imposte dalla dinamica di gioco e l'azione si svolge sempre nel perimetro della predetta scacchiera.....
Eppure le due gambe di Paolo, unitamente alle due gambe di Giovanni, stavano aprendo un percorso democratico.. un percorso che sarebbe divenuto uno "scacco matto" desueto/innovativo, superiore al solito "scacco matto di facciata".. un percorso diverso da quello imposto dalle dinamiche di scacchiera.. un percorso chiamato Repubblica Democratica.....
Quelle quattro gambe, sostenute da due Cuori, stavano correndo verso l'orizzonte della libertà/verità.. ogni verità è libertà e ogni libertà è verità.....
In uno Stato, forse, governato dal popolo e in cui la "cosa pubblica" dovrebbe essere gestita nell'interesse del popolo, non si possono nascondere verità e non può mancare la libertà.....
Quelle quattro gambe e quei due Cuori rincorrevano delle verità e – proprio nella loro autenticità – inseguivano il sogno della libertà.....
Paolo e Giovanni, prima di conseguire la laurea, avevano indossato il grembiulino delle scuole.. quel grembiulino che insegna: l'uomo è tale nel rigore della civiltà quale vivere disciplinato.....
La disciplina non è l'imposta dinamica di gioco, bensì l'accorato senso degli altri e dell'oltre.....
Quelle Due gambe correvano verso gli altri, consci dell'oltre, perché è negli altri il senso di una comunità, di un'aggregazione, dello Stato..ma gli altri, forse, sono divenuti l'oltre.....
Paolo e Giovanni non si sentivano eroi, non volevano essere eroi, non erano degli eroi..erano Uomini con un Cuore di "Carne Vera" però......
Paolo e Giovanni erano quattro gambe tra tante gambe, quattro occhi tra tanti occhi, quattro orecchie tra tante orecchie..erano due Uomini con l'Anima.. quella stessa Anima che non nascondeva - neanche dinanzi ai media - preoccupazioni e timori, sentimenti ed emozioni, sorrisi e facce cupe.. perchè Paolo e Giovanni erano Uomini, semplicemente, Uomini.....
Eppure gli altri uomini sono rimasti scacchi, relegati sul fondo di una scacchiera consumata dalle mosse, incisa dall'intensa avidità di sentirsi "giocatore" e dalla voglia di… continuare a esser scacchi.....
PAOLO BORSELLINO E GIOVANNI FALCONE erano due UOMINI.. solo due UOMINI.....





GRAZIE PAOLO.





GRAZIE GIOVANNI.






                        (Copyright 2012)